Il
2009 è stato un altro anno di grandi risultati per il ciclismo
italiano, soprattutto nel settore femminile e nelle categorie giovanili.
Meno brillante per quanto riguarda i professionisti, anche se hanno giocato
a sfavore molti fattori.
Innanzitutto, la tempesta doping, che ha investito il nostro movimento
di vertice, evidenziando anche problemi di uniformità dei controlli,
delle regole e sanzioni nell’ambito sportivo nazionale e internazionale.
Poi la legge delle probabilità. Tre anni di dominio al Mondiale
rendevano la speranza del poker più vicina al sogno che a una aspettativa
realistica.
Ciò nonostante, brillano alcune perle, come il primato di Giovanni
Visconti nell’Europe Tour e gli otto giorni in maglia gialla di
Rinaldo Nocentini nella Grande Boucle.
I colpi subiti dall’antidoping sono stati tremendi, ma salutari
se serviranno a scoraggiare comportamenti dolosi. Fermo restando che questa
lotta deve essere equa e deve sempre tutelare i diritti inviolabili della
persona.
In tal senso, l’ACCPI ha svolto un’azione incisiva.
Ha indotto la WADA ad avviare il dialogo con l’Unione Europea per
la riforma del sistema della reperibilità.
Ha sollecitato l’UCI e il CONI a un maggior coinvolgimento dei rappresentanti
degli atleti, proponendo anche l’organizzazione di convegni specifici
ad alto livello.
Ha sostenuto la linea della Federazione per la difesa del patrimonio storico,
messo in pericolo da formule falsamente moderniste.
Ha chiesto il rispetto degli impegni contrattuali e della dignità
professionale, la trasparenza e la certezza delle norme.
Sul piano interno ha svolto una notevole azione di comunicazione agli
associati, che dovremo sforzarci insieme di rendere ancora più
tempestiva ed efficace, curando anche gli aspetti formativi.
Senza dubbio resta ancora molto da fare. E molto potrà fare l’ACCPI
nel momento in cui tutti i corridori associati prenderanno coscienza che
il movimento professionistico italiano, per quantità e qualità,
ha un peso determinante nel ciclismo mondiale e daranno il proprio contributo
di partecipazione, di proposta e di iniziativa.
I corridori professionisti, proprio per la maggiore visibilità,
devono farsi carico di rappresentare i valori positivi e attuali del ciclismo
legati ai grandi temi della solidarietà, della salute, della difesa
e valorizzazione dell’ambiente. Valori che hanno sollecitato l’attenzione
delle istituzioni nazionali e locali e che sono alla base di un autentico
revival della bicicletta.
Con questo auspicio, che è anche una sfida per la nuova stagione
e per gli anni a venire, invio a tutti l’augurio più fervido.
Renato Di Rocco
Presidente della Federazione
Ciclistica Italiana